sabato 6 settembre 2008

Cinque - Tatranky

Oggi è una giornata un pò così, una giornata un pò di merda... Nata male e destinata a finire peggio.
Ed è proprio nelle giornate un pò così che mi rifugio nel silenzio, in camera mia, solo la musica e i tre o quattro libri che leggo in contemporanea.
A peggiorare il tutto ci si mettono i miei, con le loro battute ironiche che non fanno ridere, con le raccomandazioni del caso, con i "sei un pò pallida, sei sempre in casa, non esci mai." ; vero lo ammetto, o meglio esco quando ne ho voglia e con chi ne ho voglia... Quindi...
Venendo al sodo, ho poca voglia di scrivere. Tanto quei pochi che leggono sanno già tutto, e anche chi non mi conosce può capire quanto io sia stufa.
La riproduzione casuale del pc sta mattina mi ha fatto ascoltare, di nuovo dopo mesi, una canzone -se così può essere definita- degli Offlaga Disco Pax.. Poco conosciuti, purtroppo o per fortuna, ma con dei testi che riflettono perfettamente il mio modo di vedere le cose.
Posto quindi il testo di "Tatranky".
E io Praga l'ho vista, e l'ho vista proprio così.


Praga. Praga è una città dove non sopravvive niente di quaranta anni di guerra fredda: nessuna falce e martello, statua, monumento ricorda ciò che era fino a quindici anni fa. Una rimozione sfrontata. Ripulita dal grigiore brezneviano Praga splende nei suoi palazzi barocchi e liberty pieni di turisti più o meno sessuali e appare piccola, misteriosa e decadente nonostante gli sforzi di mostrare un’economia in espansione. Cerco le tracce dell’immobilismo del regime ma vedo solo le ferite della modernità occidentale e nessuna testimonianza degli errori, degli orrori e delle ingenuità marxiste si esprime ai miei occhi. Dormo in un caseggiato anonimo: aspetto pulito ma vecchio, enormi somiglianze con i quartieri IACP italiani degli anni sessanta. E miseria in giro meno che in certe nostre città. Esordisco nella vita notturna al Lucerna, un club sotterraneo modello febbre del sabato sera. C’è una serata anni ottanta e l’entrata costa circa 2 euro. Come al solito, sono il più vecchio nel locale. Nello schermo ad un lato della pista passano i video delle canzoni che il dj mette su, ma gli anni ottanta di Praga sono meno rigorosi dei nostri e la scaletta è vergognosa. I Modern Talking, Samantha Fox, Nick Kershaw e via così fino ad un inatteso regalo: parte felicità di Albano e Romina. La cantano tutti e mi sento malissimo e mi rendo conto solo adesso che l’eredità del comunismo non va cercata nell’architettura e nei simboli, ma nell’anima di un popolo. Ed eccola qua l’anima negli anni ottanta cecoslovacchi: felicità e il suo video colorato che parla del sole e dell’amore italiano mentre in Boemia tutto è fermo, mentre in Boemia tutto è immobile. Ma anche ora c’è una tristezza assurda, nessuno si diverte, sarà che è lunedì sera, sarà che è gente fredda, sarà che non c’è il mare a Praga e allora mi domando: per quanto tempo ancora i bimbi boemi vorranno guardare i cartoni animati della Talpa invece che quelli americani o giapponesi? Per fortuna che all’uscita una ragazza nota felice la mia maglietta dei Depeche Mode, basta poco per sentirmi meglio. Dubcek direbbe che poteva andare diversamente e almeno lui ha fatto in tempo a vedere la differenza a volta astratta tra un regime imposto con i carri armati ed uno imposto più sottilmente col dollaro, il marco l’euro. I tedeschi si sono comprati perfino la Skoda. La fabbrica! Come souvenir ho portato trenta confezioni di wafer Tatranky, pacchetti tipo Loacker ma molto più buoni. Solo dopo qualche giorno ho notato un marchio un po’ nascosto: Danone. Danone... Ci hanno davvero preso tutto! Ci hanno preso tutto.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Interessante l'immagine del Barman- Sheeva... Ma è seduto sul "Vaso da notte" sponsorizzato dalla cocacola ?

MaestroZ ha detto...

Oltretutto, pare che ai concerti sti tizi qua le barrette di Tatranky le lanciassero alla folla.