Un sabato piacevolissimo.
Prima con voi, poi con te... E che bello averti visto, anche se per poco... Che bella la pioggia che sembrava irlandese (:D), che bello quel tramonto che non siamo riusciti a vedere, ma che belle erano le nuvole leggermente rosse.
Parlare come se ci conoscessimo da sempre, senza imbarazzi, del più del meno, di quella cosa umiliante che ti è toccata fare...
Ci sarà anche una prossima volta, purtroppo non so quando, però ci sarà.
E ripensando a tutto quello che ci siamo detti, di come sei entrato a far parte della mia vita per caso, di tutte quelle cose che ci accomunano (anche il fatto di voler diventare dei solitari monaci buddisti) mi sono venuti in mente dei versi di De Andrè che ti dedico... Ne abbiamo bisogno entrambi credo.
La maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine,
di millenarie paure ,
di inesauribili astuzie.
Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie,
la maggioranza sta
come una malattia,
come una sfortuna,
come un'anestesia,
come un'abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria.
Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco,
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista,
come un'anomalia,
come una distrazione,
come un dovere.
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1 commento:
ti rispondo con dei versi della stessa persona... te ne avevo accennato ieri mi pare:
"L'unico status mentale, spirituale e talvolta necessariamente fisico, in cui si riesca a ottenere un contatto con l'assoluto, dentro di sé e fuori di se stessi. Intendo la solitudine come scelta, non l'isolamento che è sinonimo di abbandono e quindi di una scelta operata da altri. Personalmente mi considero la minoranza di uno e spesso trovo nella solitudine il modo migliore, forse l'unico, per preservarmi da attacchi esterni tesi anche inconsapevolmente ad interrompere il filo dei pensieri o a disturbare le sempre più rare vertigini di qualche sogno"
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